Marocco VI: Fes

Medina

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Dopo il deserto sono arrivato a Fes, dove avrei passato tre giorni prima di prendere l’aereo del ritorno. Il giorno seguente era venerdì, tutta la Medina sarebbe stata chiusa per la festività religiosa, così ho deciso di passare quella giornata nella vicina città imperiale di Meknès, di cui parlerò nella prossima puntata.

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Appena fuori Fes

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Ho fatto solo pochi passi nella parte nuova, più estesa di quanto pensassi dato che la città è la seconda più grande del Marocco con più di un milione di abitanti, e i quartieri che ho visto, evidentemente ricchi, erano belli e ben curati. Ho tuttavia trascorso la maggior parte del tempo nella Medina, il quartiere antico dove ho alloggiato in un riad molto caratteristico e con una vista spettacolare sui dintorni

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Riad

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Lungo la strada, prima di arrivare a Fes, con il minibus abbiamo attraversato una zona molto particolare per quelli che mi sono parsi essere i paesaggi tipici marocchini. Penso si trattasse della foresta di cedri, con tante scimmie, alcune delle quali guardavano le macchine passare sedute sul guardrail. Un’immagine piuttosto peculiare (di cui purtroppo non ho foto), come quella delle capre sugli alberi di argan lungo la strada che conduce ad Essaouira.

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Piazza Bou Jeloud

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Fès, detta anche Fes o Fez, è una città santa per l’Islam. La Medina è considerata uno dei centri più attraenti di tutto il mondo islamico, è la più antica delle quattro Città imperiali ed ha avuto un’importante funzione politica e culturale. Personalmente l’ho trovata sicuramente interessante, ma dovessi tornare in Marocco non sentirei l’esigenza di rivederla.

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Stazione dei treni

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Le informazioni che seguono sono tratte da Wikipedia, con alcune modifiche.

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Medina

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Si attribuisce l’avvio della fondazione della città, iniziata nel 789, a un discendente del profeta di nome Idrīs ibn Idrīs (poi Idrīs I). La città sorgeva sulla riva destra del fiume Fās, dal quale avrebbe desunto il nome.

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Medina

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Nell’812 degli andalusi cacciati dagli Omayyadi del Califfato di Cordova s’insediarono nella Fès di Idrīs I e i due gruppi svilupparono le comunità sulle rive opposte del fiume, costruendo proprie moschee, mercati e fortificazioni.

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Appena fuori dalla Medina

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In seguito la dinastia degli Almoravidi unì i due insediamenti, le singole fortificazioni vennero abbattute e fu costruita una nuova cinta muraria. Anche se la capitale degli Almoravidi fu Marrakech, Fès rimase una città di primaria importanza.

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Medina

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Anche i successori degli Almoravidi, gli Almohadi, mantennero la capitale a Marrakech, ma ampliarono notevolmente Fès, e sotto il loro dominio la città divenne per un breve periodo (tra il 1170 e il 1180) la più grande del mondo, raggiungendo i 200.000 abitanti. Nel 1250, con la presa definitiva dei Merinidi, Fès divenne nuovamente capitale.

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Museo dell’intaglio del legno

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La città conobbe un particolare periodo di prosperità durante il XIV secolo, divenendo un centro industriale e commerciale. L’Università al-Qarawiyyīn crebbe in fama attirando i migliori docenti dell’Islam. Il tramonto della dinastia merinide segnò l’inizio del lento regresso di Fès.

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Medina

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Nel 1471 la città cadde nelle mani della dinastia dei Banu Wattas (o Wattasidi). Nel 1492 iniziò l’immigrazione in tutto il Marocco e soprattutto nella città di Fès degli ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna, in seguito arrivarono anche molti ebrei in fuga dal Portogallo, l’immigrazione continuò fino al XVI secolo. Nel XVII secolo iniziò invece l’immigrazione dei moriscos musulmani espulsi da Filippo III di Spagna.

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Madrasa

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Agli inizi del XV secolo fu creata una mellāḥ (ghetto) in cui furono trasferiti gli ebrei della città. Convissero con i musulmani senza molte difficoltà, pur con qualche restrizione che sopravvisse fino all’avvento del protettorato: non potevano cavalcare cavalli o muli, né portare calzature all’esterno della mellāḥ.

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Medina

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Poterono costruire le loro sinagoghe e i loro cimiteri, emigrando in massa a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso (principalmente verso Casablanca, la Francia ed Israele), abbandonando case e beni, che i concittadini musulmani adibirono a loro abitazioni o a depositi e mostre di tappeti. Nella città rimangono circa 300 ebrei.

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Concerie

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Distrutta in parte da un terremoto nel 1522, la città passò sotto i Sadiani e perse d’importanza a favore di Marrakech, divenuta la capitale, come pure di Meknès anch’essa successivamente capitale sotto il sultano alawide Mulay Isma’il.

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Porta Bab Boujloud

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Ridivenne capitale nel XVIII secolo e rifiorì nuovamente. Nel 1912 col protettorato francese Fès perse nuovamente d’importanza anche se si ebbe un certo sviluppo di nuovi quartieri di aspetto occidentale.

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Museo dell’intaglio del legno

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Il governatore francese Louis Lyautey la dichiarò città monumentale ma trasferì le funzioni politiche e amministrative a Rabat; Fès ha oggi un ruolo principalmente di città d’arte e dell’artigianato, conservando un importante ruolo religioso.

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Piazza Bou Jeloud

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La città, dopo l’indipendenza, ha dovuto affrontare gravi problemi di povertà e degrado, avendo registrato ampi movimenti migratori dalle zone rurali d’individui sottoccupati che vivono in condizioni misere, occupando le case lasciate libere dagli emigrati, in promiscuità e stipati nei locali.

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Medina

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Nel corso del XX secolo una parte della borghesia e degli intellettuali l’hanno abbandonata, preferendo le più moderne e ricche di opportunità Casablanca e Rabat.

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Medina

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Tra i luoghi d’interesse vi è certamente la Medina, nome con cui gli europei indicano la parte vecchia delle città arabe, in cui si manifesta tutta la complessità di una città musulmana antica con le sue tortuose e strette strade, percorribili solo a piedi in cui i trasporti avvengono con gli asini carichi fino all’inverosimile.

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Madrasa Bou Inania

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Fra i monumenti notevoli vi è la Medersa Madrasa Bou Inania, una scuola coranica con alloggio per studenti. Eretta nel 1350-57 dal sultano Abū ʿInān secondo i canoni architettonici di questo tipo di costruzioni, presenta un portale maggiore in legno di cedro placcato in bronzo lavorato. Tutti gli edifici del complesso si affacciano su un cortile il cui pavimento è ornato da marmo, onice, gesso e legno scolpito.

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Madrasa Bou Inania

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Le porte degli edifici sono finemente decorate, i gradini per salire al piano superiore, sede degli alloggi, sono bordati in onice. Al seminterrato si trovano le aule, lungo un lato del cortile si apre la sala di preghiera il cui ingresso è vietato ai non musulmani, e dall’esterno si può solo sbirciare il miḥrāb (nicchia che indica la direzione della Kaʿba, verso cui si deve rivolgere la preghiera) finemente decorato, le antiche vetrate e i capitelli.

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Riad

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La città ha molte moschee con relativi minareti, la più importante è la Moschea al-Qarawiyyīn (francesizzata Karaouine), ossia “Moschea degli abitanti di Qayrawān”, fondata nell’857 da Fāṭima, figlia di Muḥammad al-Fihrī, espatriato appunto da Qayrawān, più piccola in origine ma ampliata nel 1135-44. La Moschea è anche sede della più antica università islamica, con una biblioteca di antichi testi coranici ed è seconda per prestigio – insieme alla Zaytūna di Tunisi – solo ad al-Azhar del Cairo, fondata nel X secolo.

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Porta Bab Boujloud

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Tra le attività più importanti c’è, come in tutto il Marocco, l’artigianato. Qui è tradizionalmente presente la lavorazione delle ceramiche blu, dei piatti di rame, del legno proveniente dalla vicina Foresta di Cedri, celebri sono i lavori in cuoio con la concia delle pelli.

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Hammam Moulay Idriss

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Le lavorazioni artigianali sono fatte usando metodi tradizionali molto antichi; la visita guidata agli opifici si snoda in ambienti strettissimi, dove gli artigiani tessono con vecchi telai o fabbricano a mano uno per volta i mattoni poi essiccati al sole, oppure costruiscono piani per tavoli o decorano con mosaici a disegni geometrici.

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Medina

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A far pensare quasi a un girone dell’inferno dantesco sono le concerie delle pelli, le fabbriche più antiche: secondo la tradizione sarebbero state costruite addirittura dal fondatore della città. Il turista viene munito prima della visita di un rametto di menta da tenere sotto il naso per attenuare il fetore che regna sovrano, e dall’alto del terrazzo di uno dei laboratori può osservare le vasche tonde o quadrate scavate nel suolo per la concia delle pelli o per la tintura, che risaltano per i colori diversi: all’interno delle une o delle altre sono immersi gli operai che provvedono alle operazioni.

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Medina

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