Konstantinos Kavafis. Itaca

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Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

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Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

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Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

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E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

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.1911,

1911, Konstantinos Kavafis (1863-1933)

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Konstantinos Kavafis

Jorge Luis Borges. I miei libri


I miei libri (che non sanno che io esisto)
sono parte di me come questo viso
di tempie grigie e di grigi occhi
che vanamente cerco negli specchi
e che percorro con la mano concava.

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Non senza qualche logica amarezza
penso che le parole essenziali
che mi esprimono stanno in quelle pagine
che non sanno chi sono, non in quelle che ho scritto.

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Meglio così. Le voci dei morti
mi diranno per sempre.

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Jorge Luis Borges (1899 – 1986), La rosa profunda, 1975

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Jorge Luis Borges

Carlo Betocchi, Così come ormai sono

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Così come ormai sono

quasi niente divento,

se non qualche dolore

qualche delirio spento,

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tal quale una fiammella

al vento, di candela,

quale pone alla Vergine

chi nel suo poco spera

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e tra sé molto esige

dallo sperar che umilia:

di quisquilia in quisquilia

sono un uomo che muore.

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Carlo Betocchi (Torino, 1899 – Bordighera, 1986)

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Carlo Betocchi